mercoledì 25 gennaio 2012

BIGLIETTO PER L'INFERNO "Biglietto Per L'Inferno" (Trident, 1974)



In leggero ritardo rispetto alla prima ondata del pop romantico italiano, questa band di Lecco dal nome carico di malaugurio rilasciò un unico, imperdibile disco nel 1974 sebbene questo sia bastato negli anni successivi a fregiarla del meritorio titolo di cult-band. Pur con qualche legame stilistico con i Metamorfosi e gli Alphataurus (ma con parti strumentali meno enfatiche e barocche rispetto ai primi e più fluide ed accessibili rispetto ai secondi), il Biglietto Per L’Inferno elabora una musica sì progressiva per costruzione e strumentazione utilizzata ma anche asciutta e dannatamente hard.
Guidati dal talento compositivo di Giuseppe “Pilly” Cossa e dal carisma dell’istrionico cantante Claudio Canali, la band si stabilizza a sei elementi stringendo “a sandwich” la dura chitarra di Marco Mainetti tra ben due impianti tastieristici, quello più elettrico di Giuseppe “Baffo” Banfi e quello generalmente pianistico dello stesso Cossa; figura poi non secondaria è quella del batterista Mauro Gnecchi (il quale infatti “da grande” suonerà musica jazz, oltre a partecipare nel 1991 alle registrazioni di “Racconti Della Tenda Rossa”, disco solista di Franco Mussida) che col suo drumming dinamico e raffinato conferisce al sound del gruppo una fisionomia ritmica che rifugge da soluzioni troppo scontate. Ma è comunque Claudio Canali, frontman dall’esuberante presenza scenica, a caratterizzare in maniera personalissima l’arte del Biglietto Per L’Inferno facendo leva sulla sua abilità di flautista e sulla sua voce ora aggressiva ora evocativa.
Il disco (oggetto di venerazione per molti collezionisti) offre un hard progressivo che, anche per il merito di non voler scimmiottare nessuno, non sfigura affatto al fianco di più celebrate produzioni straniere e rimane degno episodio autonomo nel mondo musicale del periodo; intarsiato con misura di sinfonismi mai stucchevoli e levigato da ottime aperture melodiche, il rock del Biglietto prorompe tuttavia pieno e fortemente spontaneo: ne sia d’esempio “Confessione”, il pezzo più duro del lotto (sebbene il riff portante rammenti l’aggressiva baldanza della più nota “R.I.P.” del Banco).
I testi, ben lontani da una pedissequa imitazione dei “classici”, si fanno notare per una spiccata controtendenza: lo spirito di ribellione, il dichiarato anticlericalismo, le pose da dissoluti e dannati, un certo ingenuo gusto per il macabro (la descrizione di un cadavere in “L’Amico Suicida”) avvicinano idealmente il Biglietto Per L’Inferno all’attitudine dei bohemien; anzi con un po’ di fantasia (e forse anche un po’ d’irriverenza) potremmo paragonare la loro irruzione nel panorama rock italiano al movimento letterario della Scapigliatura di metà Ottocento. E’ senz’altro una forzatura ma i toni decadenti e lividi di questo disco (sebbene espressi spesso attraverso un’energica proposta musicale) o in generale l’atteggiamento volto a scandalizzare i benpensanti somigliano – con le dovute cautele – all’anticonformismo tipico dei vari Emilio Praga, Arrigo Boito, Cletto Arrighi.
Nel 1992 la Mellow ha dato alle stampe “Il Tempo Della Semina”, cd postumo che riesuma alcune incisioni del ’74. Il lavoro, se gli si abbona una registrazione piuttosto fosca, quasi da demo, nulla toglie (anzi, tutt’altro) al mito di una band purtroppo scomparsa prematuramente (il solo “Baffo” Banfi proseguì poi nell’attività musicale diventando l’autore di alcuni dischi di musica elettronica).
Claudio Canali, che nel testo di “Ansia” dava di ciarlatani ai preti e che nella foto di copertina de “Il Tempo Della Semina” era ritratto con in mano una falce fienaia dall’evidente simbolismo, si dette invece più tardi ad una fervida attività di volontariato; infine, smessi i panni del laico a seguito di una profonda crisi esistenziale, Canali ha ultimato le fasi del suo cammino di conversione e il 17 gennaio 1999 ha addirittura preso i voti come monaco eremita della comunità religiosa di Minucciano in provincia di Lucca.
E’ infine del 2009, ad opera di Cossa, Gnecchi e di alcuni talenti più giovani e dietro la produzione di Banfi, una rivisitazione del materiale originario che è tutto fuorché nostalgica poiché - sotto la nuova denominazione di Biglietto Per L’Inferno.Folk - l’album “Tra L’Assurdo E La Ragione” riarrangia le vecchie partiture in chiave jazz per quanto riguarda qualche spunto ricavabile dal cantato della vocalist Mariolina Sala e soprattutto folk, il parto evidente di una strumentazione che adesso include perfino cornamusa, ocarina, fisarmonica, mandolino e violino: una mossa coraggiosa che altro non fa che rendere merito al genio di questi musicisti.



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